08/11/2025 - COME POSSO IMPUGNARE UN LICENZIAMENTO?
Sei stato licenziato ingiustamente? Vorresti impugnare il licenziamento? Ecco una breve guida che ti aiuterà a comprendere modalità e tempi per impugnare il tuo licenziamento.
COSA VUOL DIRE “IMPUGNARE UN LICENZIAMENTO”?
Impugnare un licenziamento significa contestarlo. Il lavoratore può impugnare il licenziamento ogni volta che ritenga ingiusto o illegittimo il provvedimento datoriale. Ad esempio, il licenziamento potrà essere contestato laddove il lavoratore ritenga che il fatto a lui imputato non sussiste, o che non sia abbastanza grave da aver determinato l’interruzione del rapporto di lavoro, o semplicemente che vi sia una violazione di legge.
COME SI IMPUGNA UN LICENZIAMENTO?
Il licenziamento deve essere impugnato attraverso un atto formale, ossia una comunicazione scritta nella quale il lavoratore manifesta la propria volontà di contestare, e quindi di impugnare, il licenziamento. Tale comunicazione deve essere trasmessa, tramite pec o raccomandata, al datore di lavoro.
COME SI SCRIVE UNA LETTERA DI IMPUGNATIVA?
La lettera di impugnativa deve essere redatta per iscritto a pena di inefficacia e deve contenere in maniera chiara e univoca la volontà del lavoratore di opporsi al licenziamento. Non è necessario che il lavoratore indichi le ragioni per le quali il licenziamento viene ritenuto nullo o illegittimo.
QUALI SONO I TERMINI PER IMPUGNARE UN LICENZIAMENTO?
Il licenziamento deve essere impugnato entro 60 giorni dalla sua comunicazione a pena di decadenza. Trascorso il termine di 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, infatti, il lavoratore non potrà più impugnare il licenziamento subito.
Ma vi è un secondo termine che il lavoratore dovrà rispettare per non perdere l’efficacia della sua impugnativa.
Trasmessa l’impugnativa, laddove il datore di lavoro non abbia revocato il licenziamento o non sia intervenuto alcun accordo, il lavoratore dovrà procedere in giudizio entro 180 giorni dall’impugnativa del licenziamento a pena di decadenza dell’azione. Anche in questo secondo caso, trascorso il termine di 180 giorni dall’impugnativa il lavoratore non potrà più procedere in giudizio.
CHI È TENUTO A DIMOSTRARE L’ILLEGITTIMITÀ / LA NULLITÀ DEL LICENZIAMENTO?
Salvo casi eccezionali l’onere della prova ricade sempre sul datore di lavoro. Il lavoratore è tenuto unicamente a dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro mentre sul datore di lavoro grava il compito di dimostrare la fondatezza del licenziamento comminato.
COSA POSSO OTTENERE DALL’IMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO?
In primo luogo, impugnare il licenziamento ha lo scopo di ottenere un contatto col datore di lavoro al fine di avviare una trattativa volta a raggiungere un accordo col lavoratore. Tale accordo potrà riguardare il ripristino del rapporto di lavoro oppure, più frequentemente, un risarcimento del danno.
Laddove il datore di lavoro non prenda contatti o non si raggiunga un accordo sarà necessario procedere in giudizio.
In tal caso il Giudice valuterà la legittimità, o meno, del licenziamento e quindi delle ragioni poste alla base dello stesso. Nel caso in cui il Giudice accerti l’illegittimità del licenziamento potrà ordinare la reintegra del lavoratore sul posto di lavoro e/o il risarcimento del danno.